Dalla carta all'XML: una rivoluzione in dodici anni
La fattura elettronica è passata in poco più di un decennio da adempimento riservato ai fornitori della Pubblica Amministrazione a standard obbligatorio per quasi tutte le partite IVA italiane. Oggi, a ottobre 2026, il Sistema di Interscambio (SdI) è un'infrastruttura consolidata, ma continua a evolvere: nuovi tracciati, nuovi controlli e, all'orizzonte, il modello europeo definito dalla riforma "VAT in the Digital Age" (ViDA).
In questo articolo ripercorriamo le tappe principali, dal 2014 alle specifiche tecniche entrate in vigore nel maggio 2026, per capire come è cambiato il lavoro di imprese, professionisti e software gestionali, e cosa aspettarsi nei prossimi anni.
2014-2015: nasce la FatturaPA
Il primo passo è stato l'obbligo di fatturazione elettronica verso la Pubblica Amministrazione, previsto dalla Legge 244/2007 e reso operativo dal DM 55/2013. Dal 6 giugno 2014 l'obbligo ha riguardato ministeri, agenzie fiscali ed enti nazionali di previdenza; dal 31 marzo 2015 si è esteso a tutte le amministrazioni, comprese quelle locali.
In questa fase è stato introdotto il formato XML FatturaPA e, soprattutto, il Sistema di Interscambio gestito dall'Agenzia delle Entrate: una "piattaforma di smistamento" che riceve le fatture, ne controlla la correttezza formale e le recapita al destinatario. Per i fornitori della PA nasceva anche l'esigenza di gestire il codice univoco ufficio, il CIG e il CUP, elementi che chi lavora con gli enti pubblici conosce bene.
2019: l'obbligo per tutti, tra imprese e consumatori
Con la Legge di Bilancio 2018 (L. 205/2017) l'Italia è stata tra i primi Paesi europei a rendere obbligatoria la fattura elettronica anche tra privati, sia B2B sia B2C. Il passaggio è stato graduale: dal 1° luglio 2018 per le cessioni di carburante per autotrazione e per i subappalti della filiera degli appalti pubblici, poi dal 1° gennaio 2019 per tutte le operazioni tra soggetti residenti o stabiliti in Italia.
Sono rimasti fuori i contribuenti in regime forfettario e dei minimi, oltre ai soggetti tenuti all'invio dei dati al Sistema Tessera Sanitaria per le prestazioni sanitarie verso persone fisiche. Nei primi mesi è stata prevista una fase di tolleranza sulle sanzioni, e dal 1° luglio 2019 è arrivata anche la regola dell'emissione entro 12 giorni dall'operazione, affiancata dalla possibilità della fattura differita entro il 15 del mese successivo.
Per le imprese è stato un cambio di abitudini profondo: abbandono del PDF come "fattura", scelta del canale di trasmissione (software gestionale, PEC, web service, SFTP), gestione del codice destinatario e dei file rifiutati dal SdI con le relative notifiche di scarto.
2019-2022: assestamento, corrispettivi telematici ed esterometro
La fattura elettronica non è rimasta isolata: ha aperto la strada all'intera digitalizzazione dei flussi IVA. Dal 2019-2020 è partita la memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi tramite registratori telematici, prima per i soggetti con volume d'affari più alto e poi per tutti gli esercenti al dettaglio.
Sul piano tecnico, le nuove specifiche hanno introdotto i tipi documento dedicati all'autofattura e al reverse charge (TD16-TD19 e successivi), nuovi codici natura per le operazioni senza IVA e una maggiore granularità dei dati. Il tracciato è diventato un oggetto "vivo", aggiornato con versioni successive e con scadenze di adeguamento che i gestionali hanno dovuto seguire.
Un altro passaggio decisivo è stato l'abbandono del vecchio esterometro: dal 1° luglio 2022 le operazioni con l'estero si trasmettono tramite SdI, con i tipi documento TD17, TD18 e TD19 e la scadenza del 15 del mese successivo. In questo modo anche le fatture verso e da soggetti non residenti sono entrate nel perimetro del sistema (fonte).
2022-2025: i forfettari entrano nel sistema
L'ultima grande estensione soggettiva è arrivata con i contribuenti forfettari. Dal 1° luglio 2022 l'obbligo ha riguardato chi nell'anno precedente aveva ricavi o compensi superiori a 25.000 euro, mentre dal 1° gennaio 2024 la fattura elettronica è diventata obbligatoria per tutte le partite IVA, senza soglie né esoneri generalizzati (fonte). Restano particolari situazioni, come quella dei soggetti che inviano i dati al Sistema Tessera Sanitaria, regolate da norme specifiche.
Nello stesso periodo il legislatore ha riformato il sistema sanzionatorio (applicabile dal 1° settembre 2024) e ha continuato ad aggiornare il tracciato XML, con nuove versioni delle specifiche tecniche rilasciate dall'Agenzia delle Entrate e adottate dai software gestionali tra il 2023 e il 2025.
Il risultato è una platea di fatturanti completamente digitalizzata: un patrimonio informativo che l'Amministrazione utilizza anche per le precompilate IVA e per l'analisi del rischio fiscale.
2026: le specifiche 1.9.1 dal 15 maggio
La novità tecnica più recente è la versione 1.9.1 delle specifiche tecniche, in vigore dal 15 maggio 2026: il SdI applica le nuove regole e scarta i file predisposti con il formato precedente (fonte).
Tra i cambiamenti principali:
- un nuovo controllo sui Gruppi IVA, che verifica l'associazione del codice fiscale del cessionario a uno specifico partecipante al gruppo e scarta il file con codice errore 00327 se il codice è riferibile al gruppo nel suo complesso;
- il valore "ESENZSPORT" nel campo TipoDato degli AltriDatiGestionali, per i compensi di lavoro sportivo dilettantistico che beneficiano dell'esenzione fino a 15.000 euro annui;
- l'aggiornamento delle procedure di accreditamento ai canali web service e SFTP e l'aumento dei codici destinatario gestibili da 100 a 300.
Per chi sviluppa o utilizza software di fatturazione il messaggio è chiaro: l'aggiornamento del gestionale non è più un evento occasionale, ma un'attività ricorrente da pianificare.
Verso l'Europa: ViDA e standard EN 16931
Il prossimo capitolo non si scrive solo a Roma. La riforma europea ViDA (VAT in the Digital Age) prevede un obbligo di fatturazione elettronica strutturata per le operazioni B2B intracomunitarie a partire dal 1° luglio 2030, con emissione entro 10 giorni dalla fornitura e in formato conforme alla norma europea EN 16931 (fonte).
I sistemi nazionali già esistenti prima del 2024, come il SdI italiano, potranno convivere con il nuovo modello in un periodo transitorio, fino all'armonizzazione completa prevista per il 1° gennaio 2035. Per l'Italia questo significa continuare ad allineare progressivamente il tracciato nazionale agli standard europei e garantire l'interoperabilità con reti come Peppol, già diffuse in molti altri Stati membri.
Per le imprese che operano con l'estero la direzione è quella di una fatturazione sempre più strutturata, tempestiva e interoperabile, con una riduzione degli adempimenti periodici di comunicazione.
Conclusioni: cosa fare oggi
La storia della fattura elettronica italiana è quella di una digitalizzazione progressiva: PA nel 2014-2015, tutte le imprese nel 2019, esterometro nel 2022, forfettari tra 2022 e 2024, specifiche tecniche aggiornate fino al 2026 e un orizzonte europeo al 2030-2035. Chi ha trattato l'e-fattura come un semplice obbligo formale ha speso energie ad ogni scadenza; chi l'ha usata come leva di organizzazione ha integrato fatturazione, contabilità e controllo di gestione.
Tre indicazioni pratiche per imprese e professionisti:
- verificare che il software di fatturazione sia aggiornato alle ultime specifiche tecniche, evitando scarti da parte del SdI;
- curare anagrafiche, codici destinatario e dati di contratto (CIG, CUP, riferimenti d'ordine) per ridurre errori e rifiuti;
- seguire l'evoluzione ViDA, soprattutto se si fatturano clienti o fornitori di altri Paesi UE.